.

Impiegati in lavori manuali

Lo sfruttamento dei prigionieri di guerra e degli internati civili slavi nei campi di concentramento in Umbria (1942-1943)

Autore: 
Dino Renato Nardelli e Luca Pregolini
Luogo: 
Foligno
Casa editrice: 
Editoriale Umbra
Anno: 
2014
Pagine: 
124, ill.
ISBN: 
9788888802640
Impiegati in lavori manuali

Tra la metà del 1942 e il settembre 1943 il territorio dell'Umbria vide il funzionamento di un significativo numero di campi di concentramento. Facevano parte di un sistema complesso messo in piedi dal regime fascista inizialmente come strumento repressivo contro la dissidenza politica, poi come effetto delle vicende belliche. Il 6 aprile 1941 le truppe dell'Asse, senza alcuna dichiarazione di guerra, invasero il Regno di Jugoslavia. L'esercito del diciasettenne re Pietro II non oppose alcune resistenza tanto che la II armata l'11 aprile era già a Lubiana.
Con  il nuovo assetto del settore balcanico all'Italia fu assegnata una parte della Slovenia, la provincia di Spalato, quella di Cattaro, alcune espansioni territoriali nelle province di Fiume e Zara. Nel Montenegro, occupato militarmente, si iniziò un lungo quanto infruttuoso traghettamento diplomatico verso una monarchia costituzionale; il Kosovo e parte del territorio macedone furono annessi all'Albania. I campi allestiti in Umbria, rappresentarono l'effetto di una repentina sollevazione delle popolazioni passate sotto il controllo italiano e dell'altrettanto immediata repressione che ne conseguì. Gli arresti di massa condussero complessivamente all'allestimento di 195 campi solo in suolo italiano, con 98.703 civili internati.
La deportazione di civili, definita internamento parallelo, andò a sovrapporsi alla detenzione dei prigionieri di guerra, gestite entrambe dal Regio esercito. Il territorio della regione vide le due tipologie di detenzione convergere verso un'unica finalità: quella dell'impiego di prigionieri nell'attività estrattiva della lignite, divenuta di nuovo strategica, dopo il lungo stallo fra le due guerre, per un'economia povera di braccia.